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Insoddisfazione lavorativa: cosa fare?

Sono ben poche le persone che, durante la propria carriera, non sperimentano nemmeno una volta degli episodi più o meno lunghi e più o meno marcati di insoddisfazione lavorativa. Ma quanto è comune questo problema in Italia? E cosa è necessario fare per reagire e riportare della serenità sia nella sfera professionale che in quella privata?

I dati sull’insoddisfazione lavorativa in Italia

Per avere una fotografia abbastanza chiara sull’insoddisfazione lavorativa in Italia è possibile guardare ai risultati di una recente indagine di PwC, ovvero il report Hopes and Fears Global Workforce. Come suggerisce il titolo dello studio, l’oggetto è internazionale, ma vengono presentati anche dati separati per ogni singolo Paese preso in considerazione. Ecco che allora si scopre che in Italia solamente il 54% delle persone occupate è soddisfatto del proprio lavoro: a livello globale, per dire, il dato è più alto di 6 punti percentuali. Insomma, quasi la metà delle persone con un lavoro nel nostro Paese non è soddisfatta della propria occupazione; dal medesimo studio si apprende però che solamente il 22% degli italiani sarebbe pronto a lasciare il proprio lavoro nei prossimi 12 mesi, di contro al 28% a livello mondiale.

Il quadro che ne esce non è dei migliori. Se è vero che in Italia solamente il 62% delle persone ritiene che il proprio lavoro sia retribuito in modo adeguato, si scopre che solamente il 27% sposa la possibilità di chiedere un incremento di stipendio: a livello globale questa percentuale arriva al 43%. Si nota quindi un certo grado di assuefazione all’insoddisfazione lavorativa, la quale come si può immaginare non è positiva né per i lavoratori, né di fatto per le aziende.

Cos’è l’insoddisfazione lavorativa

Ma cos’è l’insoddisfazione lavorativa nel concreto? Si tratta di una multiforme situazione di insoddisfazione per il lavoro che si affronta a livello quotidiano, e che può essere alimentata dalla mancanza di stimoli professionali, da degli orari di lavoro che mal si sposano con il proprio stile di vita, con degli ambienti di lavoro poco sereni o persino tossici. Tutto questo può portare a un aumento dei livelli di nervosismo e di ansia, nei casi più gravi alla depressione. Le stesse aziende dovrebbero peraltro essere interessate nel prevenire, individuare e combattere dei casi di insoddisfazione lavorativa, sapendo che questa può portare a performance lavorative ridotte, alti tassi di turn over e via dicendo.
Prima di vedere più nel dettaglio quali possono essere in generale le cause dell’insoddisfazione lavorativa, vale la pena vedere qualche altro dato del report PwC a questo proposito. Alla domanda “cosa rende un lavoro interessante?” i lavoratori italiani hanno risposto una retribuzione adeguata (88%), il coinvolgimento (81%) e il contesto sfidante (81%) e collaborativo (75%). Peccato, però, che in Italia solamente il 66% delle persone definisce il proprio lavoro appagante, e solamente il 62% lo ritiene come visto adeguatamente retribuito.

Le cause dell’insoddisfazione sul lavoro

Per capire come prevenire e lasciarsi alle spalle l’insoddisfazione lavorativa è bene comprenderne le cause. Le principali sono:

  • La mancanza di crescita: l’insoddisfazione sul lavoro è molto spesso connessa a delle opportunità insufficienti o del tutto assenti di avanzamenti per la propria carriera professionale; avere la netta sensazione di non poter fare passi avanti porta, infatti, alla frustrazione e all’insoddisfazione sul lavoro;
  • Ridotto work-life balance: un lavoro che non lascia sufficiente tempo per avere una soddisfacente vita personale non può che portare alla lunga a scontentezza e inappagamento;
  • Relazioni difficili: dai rapporti difficili con i superiori fino ai rapporti problematici con i colleghi, lavorare in un ambiente di lavoro poco sereno può portare a una profonda insoddisfazione lavorativa;
  • Assenza di riconoscimenti: spesso a peggiorare una situazione c’è la totale mancanza di riconoscimento, da parte dei superiori, degli sforzi fatti e dei risultati raggiunti;
  • Retribuzione inadeguata: infine, tra le principali e più diffuse cause di insoddisfazione lavorativa c’è l’inadeguatezza della retribuzione. La quale, come indicato dallo studio, è avvertita da quasi il 40% degli italiani occupati.

Cosa fare? Rinegoziare le condizioni di lavoro

Cosa è possibile fare in una situazione di insoddisfazione lavorativa? Il primo step è come annunciato quello di individuare le cause di questo problema, così da valutare eventualmente le strade per porre un rimedio a esse per affrontare in modo migliore la propria vita professionale. Potrebbe per esempio essere utile rivolgersi ai vertici aziendali per chiedere dei cambiamenti a livello di orari, o maggiore flessibilità, arrivando laddove possibile a richiedere una collaborazione in smart working totale o parziale. Ma non è tutto qui: nel caso in cui l’insoddisfazione lavorativa sia alimentata da una retribuzione ritenuta insufficiente è possibile chiedere un aumento di stipendio, oppure dei benefit aziendali.

Non ci sono dubbi: quando ci si rende conto che ci sono dei problemi sul lavoro, è bene agire quanto prima individuando le ragioni del malessere e cercare una soluzione, coinvolgendo i superiori.

Cosa fare? Prendere in mano la tua carriera

Non sempre è possibile eliminare l’insoddisfazione lavorativa restando nella stessa azienda. Talvolta, per fare un esempio, quella stessa azienda non può offrire nel concreto nessun avanzamento di carriera. Altre volte ancora i vertici aziendali – per i più svariati motivi – si rifiuteranno di concedere degli aumenti di stipendio, di offrire maggiore flessibilità o di aumentare le occasioni formative. Ebbene, in quei casi, in presenza di frustrazione e di scontentezza, non resta che cercare un nuovo lavoro altrove , con candidature mirate e CV a prova di recruiter.

Certo, non è sempre facile capire quale dovrebbe essere il prossimo passo lavorativo: a quale posizione si può ambire a partire dalle proprie competenze ed esperienze? Qual è il tipo di lavoro a cui guardare per prevenire l’insorgere di una nuova insoddisfazione lavorativa? Per aiutarti a effettuare la scelta più giusta per la tua carriera lavorativa e per la tua felicità ci sono i nostri consulenti di carriera, degli esperti career coach che ti guideranno nella ricerca della posizione più consona e più soddisfacente in base a un’attenta analisi delle tue skill, delle tue esperienze e dei tuoi obiettivi.

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